Il piano di dimensionamento scolastico va rivisto e adattato alle esigenze dei territori!

In questi giorni potrebbe approdare in Giunta il nuovo Piano di Dimensionamento Scolastico del quale conosciamo solo le Linee Guida proposte all’approvazione delle varie conferenze provinciali.

Con quelle linee guida ci si appresta a sferrare l’ennesimo colpo a tante piccole comunità locali che usciranno mortificate da un Piano ispirato e redatto secondo logiche numeriche di derivazione ministeriale, refrattario alle aspettative di differenziazione, incapace di rispondere alle istanze di mantenimento di un servizio fondamentale per la crescita culturale e baluardo insostituibile nella lotta allo spopolamento.
Non esitiamo a connotare quelle Linee Guida ORFANE di tutto ciò che servirebbe a definire una STRATEGIA sulla Scuola;
• mancano gli elementi di visione e prospettiva rispetto a quella che dovrebbe essere una RETE scolastica di Istruzione e Formazione disegnata sulle esigenze di differenti e non omologabili ambiti territoriali;
• manca un’idea di offerta formativa regionale, di contenuti e di indirizzi ritenuti essenziali;
• manca totalmente una riflessione sulle particolarità di ogni singola provincia, alcune delle quali vedranno scomparire le autonomie scolastiche di tutta la montagna se non vengono applicati parametri differenti da quelli imposti dal Ministero;
• mancano obiettivi concreti per cambiare davvero il disastro di un abbandono e di una dispersione scolastica che per quanto riguarda la Sardegna è del 30% e con una incidenza superiore nelle zone interne, colpite oltremodo da uno spopolamento sempre crescente;
• riduce e restringe gli indirizzi con l’applicazione del principio della unicità dell’indirizzo per ambito provinciale, principio condivisibile è applicabile nei poli urbanizzati e maggiormente popolati ma non certamente nelle province marginali e negli ambiti montani, distanti e penalizzati nei collegamenti con i centri di riferimento;
• applica senza distinzioni o eccezioni i parametri ministeriali esistenti (400 alunni nei comuni di montagna e 600 su quelli marini) senza considerare che con l’attuale indice di spopolamento si registrerà, nel breve volgere di un anno, la sparizione di tante autonomie (penso ad Atzara, Desulo, Tonara, Gavoi, Fonni, Bolotana, Orgosolo, Orani e persino Macomer, tanto per stare nel nuorese ma la situazione è speculare anche nel Sulcis, Ogliastra, Oristanese).
• Glissa sul problema delle pluriclassi imponendo accorpamenti senza che vi siano elementi compensativi su trasporti, viabilità, ospitalità e servizi collaterali (a rischio le primarie di Lei, Bortigali, Gadoni, Tiana, Ollolai, Olzai, Oniferi, Lodè).
• La Formazione Tecnica e Professionale è relegata ai margini della programmazione: i Poli Tecnici professionali non vengono neppure menzionati ed anzi ancor oggi, a distanza di quattro anni dalla loro previsione, non vengono neppure pubblicati i bandi;
• agli ITS vengono dedicate norme di scarso valore programmatico qualificabili come meri auspici (favorire la nascita e lo sviluppo); in un caso (ITS di Macomer) si giunge all’assurdo che, ad anno scolastico iniziato, arriva – dopo due anni dalla richiesta – il provvedimento di non approvazione di un nuovo indirizzo.
Il 6 novembre 2015 proponemmo la mozione n. 193 per conoscere le ragioni della mancata applicazione del disposto dell’art. 9 comma 4 della Legge Regionale 7 agosto 2009, n. 3 (non impugnato dal CdM) che recita:
4. Nelle more di una riforma organica della normativa regionale in materia di istruzione, la Giunta regionale, nell’ambito delle dotazioni organiche complessive definite in base alle vigenti disposizioni e tenuto conto delle condizioni di disagio legate a specifiche situazioni locali, definisce le modalità e i criteri per la distribuzione delle risorse di personale tra le istituzioni scolastiche. Nel rispetto dei criteri e delle modalità definiti dalla Giunta regionale, la Direzione generale dell’Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, provvede alla distribuzione delle risorse di personale tra le istituzioni scolastiche.
L’applicazione o il recepimento di dette disposizioni all’interno del redigendo Piano di Dimensionamento potrebbe costituire un presidio di tutela per le nostre comunità e lo strumento per sciogliersi da un vincolo dimensionale opprimente.
Per tutte queste ragioni mostriamo fin d’ora la nostra più totale insoddisfazione e preoccupazione per i criteri e le logiche che stanno ispirando il nuovo Dimensionamento scolastico.
Se dovesse concretizzarsi una proposta di Piano effettivamente inosservante delle vibranti proteste e appelli che arrivano dai territori, verrà qualificato come atto ostile e contrario alle aspettative del popolo sardo e per l’effetto non ci sarà alcun avvallo tecnico e politico – né in Giunta né in Consiglio – da parte di tutti i rappresentanti del Partito dei Sardi.

Gianfranco Congiu
Augusto Cherchi
Roberto Desini
Piermario Manca

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