UNA SOCIETÀ CHE NON CURA E IGNORA IL DOLORE NON È CIVILE

Il 13 Ottobre del 2015 scrivevo questa lettera al presidente Pigliaru e all’assessore Arru:

Cagliari li 13.10. 2015
AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SARDEGNA
S E D E

ALL’ASSESSORE ALLA SANITA’
REGIONE SARDEGNA
S E D E

Caro Presidente, Gentile Assessore mi rivolgo a voi non solo per il ruolo che svolgete ma, e soprattutto, per la sensibilità culturale e umana che vi caratterizza.
Il 15 marzo 2010 è stata approvata dal parlamento Italiano la legge n. 38 su “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”.

Questa legge è uno strumento formidabile, innovativo e universalmente riconosciuto come modello dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, e permette ai malati che soffrono di disporre delle opportunità cliniche e farmacologiche per combattere una piaga che in Europa colpisce 80 milioni di persone.

La legge 38, all’art. 1, tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore e, per la prima volta, include tra i soggetti da tutelare anche il bambino (sino a pochi anni fa si pensava che il neonato e il bambino non provassero dolore come l’adulto; oggi sappiamo che già dalla 23° settimana di gestazione il sistema nervoso centrale è anatomicamente e funzionalmente competente per veicolare gli stimoli dolorosi).

In Europa, una persona su cinque soffre di dolore cronico, con un peso stimato sulla economia europea dall’ 1,3% al 3% del prodotto interno lordo (tra costi sanitari diretti e costi indiretti derivati dai giorni lavorativi persi, 500 milioni/giorni/anno).

Le cifre in Italia proporzionalmente non cambiano e, per il controllo del dolore, si stima un impatto economico sul bilancio del Sistema Sanitario nazionale di 19 Miliardi di euro.

E allora mi chiedo:

  1. a) Abbiamo lo strumento (la legge n.38/2010);
  2. b) Abbiamo le motivazioni etiche e morali di curare chi soffre di dolore;
  3. c) Abbiamo una forte motivazione economica;
  4. d) Abbiamo ottimi professionisti (di spessore nazionale) che sanno affrontare il problema con professionalità e appropriate terapie farmacologiche, riabilitative, psicologiche e chirurgiche;
  5. e) Abbiamo (o forse avevamo?) le risorse per la formazione del personale: 84.805,00 euro di fondi ministeriali che attualmente risultano ritornati indietro al MEF perché non spesi per ritardi RAS di presentazione dei progetti;

perché con questi presupposti non tradurre l’evidenza in pratica? Abbiamo forse ancora bisogno di tempo a più di cinque anni dall’approvazione della legge n.38? È giusto che in Sardegna esistano liste d’attesa per curare il dolore? È corretto che nella nostra isola non esista ancore un sistema che in rete consenta di curare le migliaia di persone che soffrono della malattia dolore, e invece si continui ad affidarsi alla buona iniziativa dei singoli?

È ammissibile che dopo cinque anni i nostri ospedali non siano messi in condizioni di dare pieno corso alle direttive della legge n.38?

È tollerabile perdere risorse economiche per la formazione del personale?

Concludo questa lettera con la richiesta di un’immediata presa in carico del problema e di un’altrettanta rapida ricerca delle soluzioni (ad esempio con l’avvio delle procedure di cui alle delibere di giunta N. 2/4 del 22.1.2014 e N. 5/31 del 11.2.2014) con la certezza che insieme condividiamo una consapevolezza: il dolore è un nemico della società civile e una società che non cura e ignora il dolore non è civile.

Cordialmente

On. le Augusto Cherchi

Consigliere Regionale XV Legislatura eletto con il Partito dei Sardi

A distanza di quasi due anni, dopo aver depositato anche una interpellanza, e non avendo mai ricevuto risposta ne per l’una ne per l’altra, ho deciso di inoltrare in consiglio regionale una richiesta urgente di discussione in consiglio regionale di una mozione (clicca sull’immagine per ingrandirla) mozione dolore firmata da oltre 30 consiglieri (ma suppongo condivisa da tutti). Con questa mozione intendo portare in Consiglio regionale un argomento che stiamo colpevolmente sottovalutando ma che interessa  in Europa il 20% della popolazione (cioè su una popolazione europea  di 740 milioni, equivale a dire che 148.000.000 di persone soffrono di dolore cronico) e che , riportato in sardegna, significa 320.000 pazienti che soffrono di dolore cronico.

Non è un argomento più rimandabile che uno stato civile deve porsi carico del problema a prescindere dalle difficoltà di attuazione;

deve essere un atto dovuto contro chi combatte la mattia dolore e deve avere a disposizione strutture, professionisti e mezzi adeguati per combatterlo  sempre più convinto che il dolore è un nemico della società civile e una società che non cura e ignora il dolore non è civile.

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