INIZIA LA DISCUSSIONE SULLA RETE OSPEDALIERA

Di seguito riporto il testo del mio discorso fatto in aula in occasione della discussione generale sulla rete ospedaliera:

Presidente della Giunta, Presidente del Consiglio, Onorevoli colleghi:

Questa legislatura è stata caratterizzata da una serie di accadimenti che hanno condizionato pesantemente l’attuazione delle politiche sanitarie regionali.

  • Modifiche sul bilancio regionale
  • Piano di rientro per la riqualificazione del Sistema Sanitario Regionale
  • Adozione di un modello di SSR che prevede l’ATS
  • Il perdurare di un debito finanziario e di un incremento dei costi che erode costantemente e in misura crescente la necessità di sviluppo in altri settori che soffrono e non godono di interventi cosi incidenti come meritano.

Un punto fermo dell’azione riformatrice che stiamo considerando è sicuramente che non possiamo più permetterci il lusso di fare finta di niente, continuare a spendere e sprecare risorse utili per avere poi un servizio che non solo non è percepito come ottimale, ma che sta rapidamente scivolando nel baratro della inefficienza e della inadeguatezza rispetto alla domanda di salute della nostra popolazione. Non possiamo continuare a far finta di niente e non mettere in atto quelle azioni di cambiamento che a tutti i livelli si riconoscono come necessari.

e allora cambiamo,

riprogrammiamo,

definiamo nuovi percorsi,

studiamo nuovi modelli,

immaginiamo una sanità che arriva a tutti, in tutti i territori, e sia accessibile per tutti, secondo quei principi che hanno fatto nascere un servizio sanitario come il nostro universale, per tutti e accessibile.

Abbiamo iniziato con la riforma delle ASL, e a nostro parere non abbiamo iniziato bene, convinti come eravamo, e siamo, che non fosse la risposta giusta ai nostri bisogni, e consapevoli che il percorso che è stato  tracciato sia pericoloso e lungo (troppo lungo) per avere quelle risposte che necessitano di un lasso temporale molto più breve .

Abbiamo proposto soluzioni diverse ma abbiamo deciso di partecipare comunque al dialogo per cercare di correggere, cercando il confronto, spesso aspro ma sempre di merito, con chi non la pensa come noi, anche con la presunzione di incidere sul cambiamento e ricercando percorsi che amplificano i nostri poteri di autogoverno.

Lo abbiamo fatto con l’ATS e lo faremo adesso con la rete ospedaliera e con la stessa convinzione di allora e con la stessa determinazione, diciamo oggi che la rete ospedaliera non può essere il perno di una riorganizzazione strutturale e funzionale dei servizi sanitari senza una contestuale riorganizzazione della medicina territoriale e della rete della emergenza/urgenza, in coerenza con quanto previsto in materia di LEA.

Siamo convinti che la riorganizzazione sanitaria deve fondarsi sulla epidemiologia della popolazione, sulla cura della malattia acuta ma anche sulla stratificazione del rischio, sulla garanzia della cronicità e della fragilità, sulla tutela della non autosufficienza e sulla presa in carico della continuità assistenziale, garantendo lo sviluppo coerente e certo della medicina territoriale.

La riorganizzazione della rete ospedaliera è senz’altro insufficiente a produrre cambiamento se oltre alla logica del ricovero non si affronta anche il tema del potenziamento delle strutture territoriali, la cui carenza o mancata organizzazione in rete avrà forti ripercussioni sull’utilizzo appropriato dell’ospedale.

L’integrazione/interazione funzionale tra strutture territoriali e strutture ospedaliere gioca un ruolo vitale nel regolare i flussi in entrata ed in uscita dall’ospedale.

L’ospedale non deve caratterizzarsi per rappresentare la risposta universale ai bisogni di salute dei cittadini, ma deve essere garanzia di servizi per tutti i cittadini, specie per quelli che abitano in zone periferiche e disagiate che in alcun modo devono vedere intaccato il loro diritto a godere dell’assistenza che a tutti deve essere garantita.

Siamo convinti che i territori marginali vanno tutelati, rafforzati nei servizi e resi consapevoli che l’attenzione non è solo per i due (o più di due) poli della nostra isola.

Chiediamo con forza che l’integrazione ospedale – territorio non si fermi a sole enunciazioni di principio come sino ad oggi è successo, ma sia suffragato da atti conseguenti certi.

Abbiamo accettato di partecipare alla discussione (anche animata e dura, come animata e dura sarà, ma sempre sul merito e mai per sterile difesa di un feudo) per cambiare, ma non accettiamo di perpetuare quanto abbiamo saputo fare sino ad oggi… Leggere il compito svolto da altri e mettere in atto.

Dobbiamo avere il coraggio di immaginare noi il cambiamento e non scegliere sempre la strada più semplice applicando quello che gli altri immaginano per noi, spesso conoscendo poco le nostre peculiarità. Facciamo lo sforzo di ragionare da stato e non da sudditi.

Anche se è più semplice e richiede meno fatica!

Abbiamo iniziato la discussione mettendo come punto fermo quel principio di differenziazione rispetto alle norme italiane (e continueremo a pretenderlo), esercitando quelle competenze che ci sono dovute e ragionando sempre come uno stato per programmare rispetto alle nostre prerogative, convinti come siamo che molti vincoli nati su contesti continentali mal si applicano sulla nostra Isola che rappresenta un unicum che necessita di soluzioni spesso differenti da quelle immaginate da e per altri.

Abbiamo discusso, ma non abbiamo finito e continueremo a farlo con forza, di territori periferici e marginali, magari con disagi territoriali-infrastrutturali e socio economici, difendendo i servizi e la loro erogabilità, cercando di garantire certezza di assistenza e contrastando quel senso diffuso e comune a molti territori di abbandono e impoverimento progressivo che genera sconforto e angoscia morale.

Abbiamo discusso di zone disagiate contrastando un immaginario che vedeva servizi ridotti… per carità, … senza chiudere nulla… ma con l’erogatore dell’ossigeno al minimo.

Abbiamo difeso i pronto soccorso e le chirurgie (che operano comunque con livelli consoni alla loro collocazione e potenzialità); abbiamo chiesto e continueremo a farlo una migliore definizione di ospedali come tempio ed Ozieri/Alghero, difeso la prerogativa di Tempio e il suo ruolo insostituibile in un territorio cosi disagiato e periferico con vincoli di percorribilità notevoli. Abbiamo discusso, e avremo tempo per farlo ancora, di La Maddalena.

Così come abbiamo preteso l’apertura di un dialogo sulla equa distribuzione dei servizi e della necessità di compensare quelle aree che hanno perso qualcosa negli anni. Negli ultimi 10 anni abbiamo disattivato almeno 7 punti nascita pubblici. Noi chiediamo che questi territori abbiano servizi che compensano la chiusura dei centri nascita e potenzino la presa in carico della gravidanza, e creazione di procedure definite per l’invio al centro nascita di riferimento, così come credo sia ora che la Sardegna si doti di un sistema di trasporto della donna in gravidanza e del neonato (anche questo un primato negativo da registrare nella nostra terra), così come chiediamo per quei territori che vedono disattivare i pronto soccorso nella carta della programmazione, una compensazione con la contestuale attivazione dei Centri di Emergenza Territoriale (e non mi riferisco solo a Ghilarza ma penso anche ad Iglesias).

Abbiamo voluto che nel documento, oltre, come è giusto che sia, ad un richiamo sul ruolo insostituibile della sanità privata e della possibilità di stimolare la sua funzione, sia ben chiaro che la partita si gioca con regole alla pari, con volumi ed esiti che devono essere controllati e pretesi sia dal pubblico che dal privato accreditato. Così come deve essere chiaro che non firmeremo cambiali in bianco su accordi che non conosciamo e cambi di strategia per sentito dire: se a Olbia si cambia partner scientifico, oltre alla soddisfazione per il profilo del nuovo soggetto non intendiamo andare, almeno senza un approfondito chiarimento.

Naturalmente con questo discorso non intendiamo demonizzare i due poli sanitari della Sardegna, anzi abbiamo aperto la discussione per noi fondamentale della equiparazione dei ruoli di hub tra Sassari e Cagliari con il rinforzo di alcuni servizi (pediatria, chirurgia pediatrica, chirurgia toracica e medicina nucleare) dovute a Sassari; così come siamo consapevoli che molti problemi rimangono irrisolti alche su Cagliari.

Per terminare… Noi supponiamo che ci siano margini di miglioramento per questo documento, siamo pronti a discutere e ascoltare le voci critiche che da più parti arrivano ma non immaginiamo atti conseguenti che si infiltrano tra le maglie del documento che riducano in alcun modi i servizi, e producano norme che non siano coerenti ed esplicite con quelle che questa aula voterà.

 

 

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