TECNICAMENTE È UNA CAROTA… Il mio intervento in aula sulle servitù militari

Seduta n.267 del 12/12/2017

Interventi sulle dichiarazioni del Presidente della Regione ai sensi dell’articolo 120 del Regolamento sulle servitù militari in Sardegna.

AUGUSTO CHERCHI (Partito dei Sardi)

Intanto mi associo con chi pone il plauso a un sicuro impegno di lei, Presidente, per cercare di risolvere una questione annosa che ci vede da decenni ormai portare avanti contro queste intollerabili servitù militari, e la invito, Presidente, a non vedere le posizioni contrapposte come pensieri di diminutio della sua azione politica, ma pensieri di rafforzamento di quella che è una rivendicazione giusta che pone la Sardegna in una posizione di diritto nel pretendere cose giuste e corrette. Cercherò di argomentare alcune cose, signor Presidente, per quanto riguarda la nostra posizione, cercando di utilizzare quanto più possibile dei documenti oggettivabili, per non correre nel rischio di ricadere in quel gruppo di persone che lei stamattina ha definito qualunquiste o populiste, forse populiste era il termine più esatto, e mi riferisco innanzitutto a quella relazione del documento approvato dalla quarta Commissione permanente della difesa (dove lei presidente Pigliaru ha condizionato la sigla di ogni protocollo di intesa con l’Amministrazione della Difesa ad un impegno, con decorrenza immediata ed improcrastinabile, ad azioni di tutela e alla bonifica dei territori e ciò in forza di motivazioni di ordine etico, oltre che di carattere economico), riunitasi il 31 luglio del 2014, in materia appunto di servitù militari, che è stata esitata poi con una mozione che ha impegnato il Governo ad un piano, leggo dal testo: «piano di progressiva riduzione delle aree della Regione Sardegna soggette a servitù militari, di dismissione dei poligoni a Capo Teulada e Capo Frasca, e riqualificazione del poligono Salto di Quirra, procedendo comunque all’eliminazione di tutte quelle attività che sulla base della valutazione dei rischi, effettuata ai sensi della legislazione vigente, risultano suscettibili di produrre gravi danni irreversibili alla salute umana, animale e all’ambiente». Il documento declama altre azioni, dove il Governo italiano si impegna a procedere alla bonifica contestuale delle aree perimetrate, e mi ha colpito un intervento di un generale militare della difesa italiana, il generale Binelli Mantelli, che dice che ha prospettato l’ipotesi di una possibile riperimetrazione dei poligoni sardi tenuto conto che tale perimetrazione è stata operata nel 1956, e molto probabilmente corrispondeva ad esigenze che in parte possono essere anche mutate. Quindi, già la difesa pone questi problemi, e noi giochiamo al ribasso? Vede, Presidente, è un argomento questo di estrema attualità, come dicevo all’inizio, e l’attualità è dimostrata dal fatto stesso che anche ieri, sui telegiornali italiani, andava in onda un servizio che faceva vedere nostri conterranei che andavano a rivendicare un diritto sacrosanto di fronte ai palazzi romani, che era il diritto alla salute; erano ex militari, ex esposti all’amianto, che non vedono ancora rivendicate e data una giusta risposta alle loro azioni. Per continuare nel discorso e parlare con oggettività su queste rivendicazioni, e mi riferisco a quella che nel luglio del 2017 un autorevole esponente della politica sarda e nazionale, Presidente della Commissione di inchiesta parlamentare sull’esposizione del personale nelle missioni militari dei poligoni di tiro, dei siti esposti e dei siti di deposito, Commissione d’inchiesta e relazione che invito tutta l’Aula a leggere, perché è di una importanza estrema, perché ci fa aprire gli occhi su quelle che sono la volontà e la capacità spesso del Governo di fare una cosa e pensarne un’altra, e mi riferisco soprattutto alla conclusione a cui arriva questa Commissione quando parla di sensazione devastante tra le vittime e senso di giustizia negata, senso di impunità diffusa, processi negati o avviati lentamente, tipici di chi non vuole fare niente; non sono io che parlo, ripeto, non voglio essere tacciato di populismo, ma sono dati oggettivi che può trovare nella relazione della Commissione. E mi riferisco soprattutto a quelle situazioni in cui vengono omesse e non citate nell’accordo, come ad esempio, nell’accordo che stiamo andando a votare io non leggo la parola “bonifica”,Presidente, anzi, a dire il vero l’ho letta nell’accordo precedente, che è quello che ha firmato l’onorevole Soru con il Ministero delle finanze e l’Agenzia del demanio, in cui impegnava la Regione a procedere con oneri e spese a carico della Regione, a porre in essere i necessari adempimenti per la sedi bonifica dei sedimi dismessi dalla difesa; io non vorrei che si tornasse a questo a questo. Non se ne parla in questo accordo, non si parla di bonifica, Presidente, però nel poligono di Capo Teulada si stimano dalle 3 alle 4000 tonnellate di materiale esploso, parliamo di sostanze altamente inquinanti come il torio, il radon, l’amianto; nell’accordo che lei si accinge a firmare non si parla di tutela della salute non solo delle aree militari ma anche dei terreni e dei paesi vicini, che sicuramente ancora non vengono tutelati appieno venendo esposti a sostanze che influiscono sul loro stato di salute, e non mi consolano dati epidemiologici parziali e che limitano l’osservazione o ai militari in servizio (interrompendo l’osservazione una volta rientrati nella popolazione civile) o a un tempo sicuramente inferiore rispetto ai tempi di latenza di alcune malattie.Come metro di paragone la commissione ricorda quanto succede nell’esercito americano e in quello canadese dove sono sufficienti 90 giorni di servizio in zone sensibili per riconoscere la SLA come malattia professionale, la nostra amministrazione della difesa non riconosce questa malattia come possibile concausa del suo scatenarsi. Questo è quello che fa l’Amministrazione militare. Allora, signor Presidente, io non posso essere contento di un accordo che utilizza parte delle nostre prerogative, è vero, è un accordo che inizia, però inizia in maniera troppo blanda e accondiscendente rispetto alla evidente arroganza della controparte.

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